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  Dalla Missione Dicono di noi
"Estate insieme" ad Adwa
Testimonianza di una giovane volontaria di Pieve di Cento (Bologna), di ritorno da un viaggio nella missione di Adwa - Etiopia.

Il 27 agosto è rientrato l'ultimo gruppo di volontari di ritorno dal campo estivo di circa un mese ad Adwa, cittadina del Tigray a nord dell'Etiopia, uno dei paesi più poveri al mondo. I volontari hanno operato presso la missione Kidane Meheret, guidata da Suor Laura Girotto e sostenuta a Cento dalla Onlus Amici di Adwa attraverso le adozioni a distanza ed altre attività.
Estate insieme ad Adwa

Il gruppo, formato da persone di diversa età e provenienza, ha collaborato con la missione ingegnandosi nei modi più diversi: chi ha aiutato in cucina e lavanderia, chi è stato impegnato nei lavori manuali, chi ha portato avanti un programma per la diffusione della pesca nella zona e chi ha proseguito nello sviluppo del progetto di costruzione del nuovo ospedale. Infine, il gruppo più cospicuo si è occupato dell'organizzazione dell'oratorio, il "Summer Together", che quest'anno ha accolto circa 500 tra bambini e ragazzi.

Il compito degli animatori è stato quello di gestire le attività ricreative e sportive, coordinandole nei diversi gruppi di basket, calcio, pallavolo, aerobica, danza, musica e skate, organizzando tornei e giochi comuni. In tutto questo si è lavorato insieme ai leader studenteschi della scuola della missione, ragazzi del posto che aiutano a prendersi cura dei tantissimi bambini, con mansioni organizzative e di traduzione tra l'inglese e la lingua locale...
Anche se il contesto nel quale si è lavorato costituisce una sorta di oasi felice, non sono mancate le occasioni per girare la città e conoscere gli abitanti del luogo, cosicché anche i "novizi" volontari hanno avuto modo di formarsi un'idea degli usi, costumi e condizioni di vita della popolazione locale.

Estate insieme ad Adwa
In generale, in tutti i volontari è rimasta la voglia di tornare, in parte per riprendere i forti legami creati con i bambini, leader e persone del posto, in parte perché proprio quando le cose cominciano a funzionare, quando inizi a comprendere un particolare aspetto di una cultura o di un relazione personale oppure cominci a capire i non banali dettagli tecnici e logistici della pianificazione di un "Summer"... è il momento di ripartire. Ed allora si vorrebbe ripetere l'esperienza alla luce di ciò che si è imparato, perché anche gli errori fatti aiutano a migliorare. Anche il ritorno dei volontari "veterani" è prezioso: per loro, che possono vedere come evolve la vita della missione, ma anche per le attività stesse, in quanto la continuità delle persone coinvolte in questo progetto migliora sensibilità e competenze nei vari ambiti di cui ci si occupa.

Ci sono stati anche momenti duri, un po' per la fase di rodaggio in un nuovo contesto, un po' per la vita di comunità non sempre facile ed i fraintendimenti dovuti all'impatto con una cultura diversa, ma a questi sono sempre seguiti momenti di serenità e sintonia sia nel lavoro che nelle occasioni di svago. ètrattato di un'avventura davvero significativa, stimolante, dove le soddisfazioni ed i momenti positivi superano di gran lunga le difficoltà. Bisognerebbe vivere almeno una volta, in maniera diversa, la propria estate, la propria vacanza, perché, come dice Suor Laura, siamo soprattutto noi, prima ancora delle persone che aiutiamo e incontriamo, a tornare a casa arricchiti sotto vari aspetti.

Estate insieme ad Adwa
In generale, è un'esperienza dopo la quale si cambia prospettiva, grazie alla quale si impara a considerare con un metro diverso i problemi reali o fittizi che si affrontano quotidianamente in Italia: vedendo e vivendo un contesto così diverso dal nostro piccolo e chiuso habitat si ampliano le vedute e si diventa più refrattari a certe retoriche e ai tanti pregiudizi che serpeggiano in questo periodo. Per i volontari stessi è, inoltre, una grande occasione per mettersi in gioco, per tirare fuori capacità ed inventiva che in altre situazioni probabilmente non potrebbero emergere, per scoprire quanto ti possano dare un saluto, un sorriso, un abbraccio o una nuova amicizia.

È bello, infine, accorgersi di come nell'arco di un mese si passi gradualmente dallo stupore e disagio iniziale, dovuto all'essere catapultati in un modo di vivere e concepire le cose tanto diverso, alla constatazione che culture differenti possono comunque incontrarsi, dialogare, comprendersi e cooperare arricchendosi vicendevolmente. Molto più che a sentirne la descrizione, vi invito a vivere di persona questa meravigliosa esperienza. Parola di una "novizia" volontaria!

Sara Tinti


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