MISSIONE KIDANE MERHET
ETIOPIA
Relazione di Andrea Signori
basata sul viaggio ad Adwa di un gruppo di medici italiani in ottobre 2008
LA NECESSITÀ DI UN OSPEDALE
Dalla situazione sanitaria della regione del Tigray, e in particolar modo della città di Adwa e delle vicine città di Axum e Adigrat, emerge l’esigenza di riparare ad un’assoluta emergenza in termini di condizioni igieniche, scarsità di personale e di professionalità, servizi accurati di pronto soccorso e di assistenza alle partorienti.
Nella zona sono presenti due ospedali governativi (uno ad Adwa e l’altro ad Axum). Sono presenti inoltre alcune cliniche private, di piccola dimensione, che pur dimostrando una maggior pulizia e assistenza, non solo non sono in grado di accogliere un numero sufficiente di pazienti ma risultano anche molto costose. In una clinica di Axum, ad esempio, la degenza di una sola giornata costa mediamente 100 birr (esclusi costi di medicazione e analisi), quando lo stipendio medio di un abitante della zona è di circa 300 birr.
Tornando agli ospedali pubblici, la situazione è di seguito descritta.
OSPEDALE DI ADWA

Struttura costruita su un unico piano, situata nel mezzo di un appezzamento incolto, i cui reparti si snodano lungo i corridoi angusti, insufficienti per il passaggio di pazienti e barelle. A colpire immediatamente la sensibilità di un visitatore occidentale è l’odore di sporcizia. Nelle sale di degenza, come in quelle operatorie e la sala parto, vi è assoluta mancanza di pulizia. È pressoché assente il personale sanitario. In tutta la zona è presente un cosiddetto chirurgo che assiste le donne ai parti, un infermiere promosso dopo appena tre mesi di praticantato. I posti letto sono insufficienti. Il rischio continuo che donne e bambini corrono sono la menomazione da malattie gravissime, danni cerebrali ed handicap permanenti. Dalle testimonianze effettuate, non solo il personale è scarso, ma molte volte è addirittura assente o introvabile per futili motivi. Manca dunque, oltre a una maggiore preparazione lavorativa, una consapevolezza dell’etica professionale.
OSPEDALE DI AXUM
A circa mezz’ora di automobile dalla città di Adwa, l’ospedale di Axum è costruito col medesimo criterio di quello descritto precedentemente. Presenta le medesime problematiche dell’ospedale di Adwa: scarsità di personale, parziale mancanza di cultura della vita, capienza insufficiente, pulizia degli alloggi, del personale e del paziente assente. Inoltre, vista anche la mancanza di ambulanze, non è raro trovare lungo la strada cortei di persone che portano a spalle il malato adagiato su una barella di legno.
IL PROGETTO
Nel mese di ottobre del 2008, un’
equipe di medici italiani con ventennale esperienza di volontariato in Africa (Kenia) ed Ecuador hanno avuto modo di prendere atto della situazione.
Essi sono:
- Dott. Giampaolo Fasolo (direttore dell’Unità di Pronto Soccorso dell’ospedale di Camposampiero-PD);
- Dott. Massimo Foglia (vicedirettore dell’Unità di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Lazzaro di Alba-CN)
- Dott.ssa Patrizia Casetta (ostetrica dell’Unità di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Lazzaro di Alba-CN);
- Dott. Vittorio Tomassini (medico-chirurgo specialista in odontoiatria, libero professionista di Padova);
- Dott. Lucio Marchioro (Servizio di Medicina di Laboratorio - Azienda Ospedaliera di Padova e docente alla Scuola di Specializzazione in Biochimica Clinica dell’Università degli Studi di Padova);
- Dott. Giuseppe Marinaro (vicedirettore dell’Unità di Pronto Soccorso dell’ospedale di Camposampiero-PD);
- Dott. Walter Sovegni (medico di medicina generale di Salzano-VE).
I medici italiani, assieme alle suore FMA di Kidane Merhet, hanno concepito un progetto ambizioso: la costruzione di un centro ospedaliero a ridosso dell’area della missione, che prevede circa 130 posti di degenza, andando così a rafforzare la presenza delle religiose nell'area, diventando un punto di riferimento ancor più importante per la popolazione locale.
Nella struttura, che verrà innalzata in un’area di circa 37500mq su un appezzamento di metri 250x150, si prevede una serie di reparti in grado di far fronte alle esigenze sanitarie della cittadinanza. I reparti sono di seguito elencati:
- Ginecologia-ostetricia;
- Medicina;
- Chirurgia;
- Pediatria;
Il tutto con annessa sala operatoria.
Inoltre è prevista la costruzione di un poliambulatorio comprendente i seguenti servizi:
- Pronto Soccorso;
- Medicina Interna;
- Chirurgia;
- Fisioterapia;
- Sala gessi;
- Radiologia;
- Fisiatria;
- Odontoiatria;
- Oculistica;
- Laboratorio di analisi.
All’interno della nuova struttura ospedaliera verrà inoltre affiancata una scuola infermieristica, al fine di preparare professionalmente i nuovi operatori locali, una
guest-house in grado di accogliere il personale medico volontario proveniente dall’esterno, e un’area di accoglienza per i parenti dei pazienti.
SOSTENIBILITÀ DEL PROGETTO
Il progetto
“Un ospedale per Adwa” è nato per sopperire alle evidenti lacune in termini di efficienza e strutture sanitarie del territorio di Adwa e limitrofi. I vari sopralluoghi effettuati (negli ospedali pubblici, nelle cliniche private e a domicilio dei pazienti) hanno solamente confermato ciò che Sr. Laura Girotto aveva sollevato durante i primi contatti con i medici italiani: una situazione disastrosa, che se non verrà almeno in parte corretta, continuerà ad incrementare i tassi di mortalità e menomazioni spesso dovuti a semplici incurie mediche, assolutamente evitabili.
L’idea, dunque, è di consegnare alla popolazione di Adwa una struttura nuova ed efficiente e, soprattutto, le basi per una conduzione locale della stessa. L’intenzione delle missionarie di Kidane Merhet e dei professionisti italiani è di insegnare al personale del posto il mestiere: trasmettere loro non solo le capacità tecniche ma anche una maggiore cognizione dell’etica professionale, dell’importanza del proprio ruolo e di quello del paziente. I medici, perciò, si alterneranno durante l’anno, recandosi in loco per insegnare e verificare lo stato del lavoro, con il fine ultimo, nel giro di qualche anno, di consegnare completamente “le chiavi” dell’ospedale al futuro personale di Adwa. Da sottolineare che, oltre ai medici che hanno prestato il proprio servizio ad Adwa, ne sono stati contattati altri che hanno già dato la propria disponibilità a recarsi ad Adwa e allargare così il campo di applicazione medica e di insegnamento.
A sostegno del progetto, è intervenuto il Ministro della Sanità della regione del Tigray, dott.
Gebreab Barnabas, che, oltre ad aver apprezzato l’aiuto del gruppo italiano e l’altissima preparazione professionale degli stessi medici, ha concesso ufficialmente l’accreditamento al progetto. Un passo importantissimo verso il sorgere della nuova struttura, poiché permetterà il libero ingresso di medicinali provenienti dall’estero al netto della tassazione prevista in Etiopia.
A titolo di esempio della necessità di una nuova clinica, basti pensare all’operato svolto dai medici italiani in una sola settimana di lavoro ad Adwa e dintorni:
- Oltre 170 fra bambini e adulti sottoposti a cure dentali;
- Più di 60 visite mediche presso l’infermeria della missione;
- Visite mediche a domicilio ad Adwa, Axum e dintorni;
- Decine di esami, successivamente effettuati in Italia, quindi trasmessi a Sr. Laura Girotto ad Adwa;
- Medicazioni dovute ad ustioni molto gravi;
- Visite ginecologiche e assistenza al parto a donne del posto.
Per quanto riguarda l’aspetto finanziario del progetto, l’unica via possibile rimane il contributo a titolo gratuito da parte di quanti lo riterranno opportuno. L’appello dunque è rivolto a tutti coloro che, ritenendosi sensibili a problemi gravissimi come quelli appena descritti, vorranno partecipare attivamente attraverso una donazione economica, sapendo che, in cambio, riceveranno l’eterna gratitudine di pazienti e malati di una terra poverissima.
Come Donare