Diario di viaggio ad Adwa #4 - QUANDO LE DONNE FINISCONO IN PRIGIONE PER UN DEBITO…

MA ANCHE I LORO BAMBINI…

Carolina è una fotografa professionista appassionata di Adwa e di tutti i paesi dove ci sono storie di ingiustizia da documentare.

 

È partita per l’Etiopia col desiderio di fare, tra gli altri, un reportage sulla condizione femminile e minorile in carcere.

Già c’era stata due anni fa. Aveva visto le cellette dentro a cui vivevano, in condizioni disumane, tante donne con la sola colpa di non essere state in grado di restituire un debito contratto. Purtroppo i figli sotto i 5 anni seguono la stessa sorte.

Qui il suo primo lavoro

Aveva seguito suor Laura ed i volontari in loco quando avevano montato i letti a castello per evitare che detenute e figli dormissero per terra nel sudiciume. Quest’anno siamo tornate insieme. Carolina ha scelto di rimanere da sola un giorno intero all’interno del carcere femminile, per diventare pian piano invisibile e poter documentare la realtà quotidiana di quel luogo. Suor Laura mi ha chiesto di accompagnarla, per poter essere testimone e raccontarvi anche con le mie parole cosa c’è là dentro…

La prima sorpresa è stata trovare un nuovo edificio. Una struttura in muratura, dipinta di giallo, col soffitto alto, gli ambienti più ampi. Sembra un bel passo avanti. I bagni hanno i lavatoi, una lavatrice ricevuta in dono e mai usata perché troppo tecnologica. Poi un paio di docce ed un paio di “turche”. In realtà gli sciacquoni non ci sono, bisogna prendere l’acqua dal rubinetto e rovesciarla nel wc… peccato che l’acqua sia fornita dal sistema idrico locale solo una volta ogni 3 giorni…

Abel, il nostro interprete, traduce in tigrino le domande che facciamo alla guardia carceraria ed alle detenute.

“Perché quella ragazza all’ottavo mese di gravidanza è qui?”. “Deve scontare tutti i 4 mesi di pena previsti per il furto di un telefono”.

“Quanti figli ha quella donna?”. “La più piccola di 5 anni è qui con lei, ma a casa sono rimasti soli i tre maggiori, nessuno li ha in custodia”

“Perché quella bambina ora ha compiuto 6 anni e non va a scuola?”. “Nessuno la potrebbe accompagnare, sua madre non può uscire di qui”.

La sete di giustizia di suor Laura le fa ribollire, la spingerà senza dubbio a muovere battaglia a questo sistema detentivo con tutte le armi a sua disposizione.

Presto avremo bisogno di nuovi papà e mamme a distanza…