Diario di viaggio di Silvia 2019 #3

Prima o poi arriva quella botta allo stomaco che ti chiude la gola, quando gli occhi cominciano da soli a lacrimare anche se tu non vuoi. L’ho vista piombare sulle mie compagne di viaggio.

Io finora avevo tenuto. Mi dicevo che ormai ci sono abituata, che mi sono costruita una corazza per proteggermi. 

Avevo resistito quando avevo visto la mamma di due gemelline talmente denutrita da sembrare uno scheletrino. Mi raccontava che il prezzo del latte è così alto che non basterebbe tutto l'aiuto dell’adozione distanza!
Avevo resistito quando abbiamo trovato una quindicina di donne a dormire per terra fuori dal cancello, al freddo, per aspettare l'apertura la mattina dopo e ricevere gli aiuti.

Oggi ho deciso di prendermi una pausa dalle adozioni e andare a vedere l'ospedale. Sono stata felicissima di vedere il laboratorio analisi funzionare alla perfezione con le tecniche keniote. E’ stato emozionante vedere le apparecchiature acquistate e la sala operatoria funzionanti e utili. Mi sono sentita un po' intrusa, infilandomi nelle camere dove i pazienti vengono monitorati dopo gli interventi. Non me la sono sentita di fare foto.

Ma proprio quando stavo uscendo per tornare a lavorare sulle adozioni, ho visto un bambino di cui mi avevano parlato: entrambi i piedi gli sono stati amputati in Congo. Non si sa perché fosse finito là, per ora non mi hanno saputo dire di più. Ma vederlo fuori dalla porta mentre la sua mamma cercava di svagarsi un po', ascoltando musica e cantando, mi ha davvero fatto salire quel groppo alla gola che finora avevo scongiurato.

Questo lo racconterò a mio figlio?

In qualche modo vorrei trovare il coraggio di farlo. E’ giusto che sappia che lui e l’altra figlia - che già non mi ascolta più anticipando la pre-adolescenza - vivono in una parte molto fortunata di mondo.

Per stasera cerchiamo di non pensarci uscendo dalla missione a bere una birra in giro per Adwa. A farci due risate stringendoci in 16 nel pulmino da 9. A sbirciare nella luce lunare il paesaggio alla ricerca delle iene di cui ci hanno raccontato.
Sappiamo che, una volta a letto, faremo i conti ognuno con le proprie immagini impresse nel cervello durante la giornata e che non sarà facile addormentarci, come mi ha confidato la ginecologa Federica stamattina.
Però avremo la consapevolezza che anche oggi abbiamo fatto un pezzettino in più per migliorare la vita di queste persone, portando il prezioso aiuto di tutti dall’Italia.

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