Chi sono i responsabili delle atrocità commesse in Tigray

Chi sono i responsabili delle atrocità commesse in Tigray

Lo scorso 23 marzo, a quasi cinque mesi dall’inizio delle operazioni militari in Tigray, il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha ammesso in conferenza stampa e su Twitter il coinvolgimento delle truppe eritree nel conflitto al nord dell’Etiopia.

Ha inoltre preso atto dei rapporti di commissioni indipendenti e ONG riguardo atrocità commesse in Tigray (ad es. il report della Commissione Etiope Diritti Umani sull’eccidio di Axum).

Ha dichiarato che “a qualsiasi soldato responsabile di aver violentato le nostre donne e saccheggiato le comunità della regione sarà chiesto di rendere conto, in quanto la loro missione è quella di proteggere“.

Già un mese prima la Presidente dell’Etiopia, Sahle-Work Zewde, aveva dichiarato: “Non possiamo fingere di non vedere o sentire ciò che sta accadendo, i bisogni sono enormi (…) e permangono gli attacchi contro i civili, compresi stupri e altre forme di violenza di genere”.

Il recente accesso al Tigray di alcuni reporter internazionali ha permesso di divulgare testimonianze raccappriccianti di vittime di violenze e gravissimi abusi da parte di militari, per lo più eritrei, con l’esplicito movente dell’odio razziale.

Soprusi e uccisioni di civili per strada continuano ogni giorno, anche sotto gli occhi degli operatori umanitari.

Ma il contestuale danneggiamento di ospedali ed ambulatori ha impedito a molte vittime di abusi di trovare assistenza medica e psicologica. Medici Senza Frontiere riporta:

“Quasi il 70% delle 106 strutture sanitarie in cui ci siamo recati tra metà dicembre e inizio marzo sono state saccheggiate, più del 30% danneggiate, mentre solo il 13% funziona normalmente“.

Fortunatamente l’ospedale Kidane Mehret fa parte di quel 13% che funziona a pieno ritmo! E nei momenti più pericolosi del conflitto nella zona di Adwa, abbiamo saputo che la missione ha ospitato e protetto ragazze che erano più esposte al rischio di violenze.

La cittadina ora ospita un numero impressionante di sfollati da Humera ed altri villaggi di confine. Si stimano oltre 35.000 i profughi scappati dalle loro case, anch’esse vandalizzate e saccheggiate e alloggiati nelle scuole e nelle strutture comunali di Adwa. Grazie ai contatti con le organizzazioni umanitarie, ognuno fa il possibile per sfamare questa povera gente. Per esempio i salesiani hanno messo al lavoro le collaboratrici che prima si occupavano delle scuole delle missioni, e ora sfornano pane ogni giorno! Leggi la testimonianza dei salesiani

Non far mancare cure e cibo a chi sta vivendo questa tragedia!