Diario di Simona (e papà Vanni) ad Adwa

Diario di Simona (e papà Vanni) ad Adwa

In questi giorni così difficili in Italia, Simona Pitino, operatrice sanitaria volontaria ad Adwa lo scorso dicembre, ci accompagna con i suoi ricordi a vivere una bellissima esperienza: ogni giorno ci racconta un pezzetto del suo viaggio. Buona lettura!

Diario #1
simona 1

Ho deciso che per farci un po’ di compagnia ogni giorno ti manderò una foto del mio viaggio in Africa.
Partiamo da questa. Ecco lui è stato il mio compagno di viaggio o meglio di avventura, a dire il vero lo è da molto più tempo (circa da 26 anni). Ve lo presento si chiama Giovanni, detto Vanni, ed è il mio papà. Insieme il 13 dicembre siamo partiti per Africa più precisamente in Etiopia, nel preciso ad Adwa. Da qui è iniziato tutto…

Diario #2
simona 2 vista drone

Questa è uno scatto su Adwa. Ecco le coordinate, nel caso vi venisse voglia di andarci: 10°04′12″N 40°50′24″E. Ecco proprio lì nel mezzo potete vedere la missione che si chiama ‘Kidane Mehre’. È grande, più di quello che potete immaginare. In missione c’è una parte riservata alle “sisters”, le scuole (asilo, elementari e secondarie), la chiesa, la sartoria, la lavanderia, la cucina e la sala da pranzo, un campo da calcio, una piccola biblioteca e un ostello. Noi volontari alloggiavamo in quest’ultimo. Avevamo una camera ciascuno con all’interno il proprio bagno. La missione offre a tante persone del posto un lavoro sicuro. Al momento vicino alla missione stanno finendo di costruire un ospedale, un’ala è già in funzione e si lavora alla grande. Ma di questo vi dirò più avanti…

foto dal drone di Gloria Bombarda

Diario #3
simona 3

Eccoci all’interno dell’ospedale. La maggior parte della giornata le passavo qui. Naturalmente non da sola, avrò poi modo di presentarvi gli altri. Come vi dicevo, al momento è in funzione solo un’ala dell’ospedale. Ci sono i tre studi dei medici (due cubani e uno etiope), una stanza di registrazione dei pazienti, una sala operatoria funzionante, una farmacia, un laboratorio analisi, una sala per fare EEG, una sala per medicazioni o controlli (dove spesso stavo io con la mia collega Julia). Al piano superiore troviamo un reparto per le persone che hanno bisogno di cure di più giorni. In questo ospedale gira davvero tanta gente. Il personale è molto competente e i pazienti non mancavano. Posso dire di aver visto e imparato tante cose. Forse qualcuna l’ho pure insegnata (come in ogni relazione: si dà e si riceve). Alcuni casi mi sono rimasti particolarmente impressi perché è impossibile dimenticare alcune delle situazioni incontrate. Spero di riuscire a raccontarvene un po’ nei prossimi giorni. Alla fine questa brutta quarantena ha anche i suoi aspetti positivi. A me sta facendo rivivere una delle più belle esperienze che abbia mai fatto.

Diario #4
simona 4

Lei è sister Pauline. Beh, che dire di lei? É parte attiva dell’ospedale!

Sempre pronta ad accogliere, ascoltare e sostenere tutti. Lei, che anche quando non stava bene era lì in prima linea ad accogliere ogni singolo paziente e aveva sempre la soluzione a ogni problema. Con lei in clinica ho potuto ammirare la quantità di vita, ricchezza, sogni, speranza, desideri, paure e tutta la bellezza che ci circondava ogni giorno. Insieme non mancavano mai sorrisi e risate. Potrei dire che è una colonna portante per l’ospedale. Lei è stata per me essenziale per sentirmi a casa. E lo è ancora…

Diario #5
simona 5 jullia

Julia. Si può dire che fin da subito è stata – come dire? – l’amica perfetta come compagna di avventura. Sì, proprio così. È la prima persona che ho conosciuto quando sono arrivata. Lei era arrivata poco prima di me. (dimenticavo di dirvi che nel 2018 io ero già stata un mesetto ad Adwa). Piena di entusiasmo. La malinconia di casa ogni tanto veniva ed entrambe ma lei aveva sempre la soluzione per farla passare, si presentava in camera mia con una scatola di biscotti o anche solo con un abbraccio. Passavamo gran parte delle giornate insieme, dove era una c’era anche l’altra. Più avanti vi racconterò ancora…

Diario #6
vanni fisioterapisti sr betty

Oggi a scrivere non sarò io, ma il mio papà.
Oltre a fare il padre, di lavoro fa il massoterapista. Ora vi racconta…
<< Eccomi in palestra di fisioterapia con i miei Angeli custodi:

Sister Betty, di grande professionalità, un cuore immenso, occhi e sorriso indimenticabili che ti entrano nel profondo.
Emanuel, un ragazzo capace, di una bontà e umiltà infinita. Quante cose ho imparato da loro e quanto mi hanno dato di loro stessi!
Durante le giornate passate assieme, mi presentavano le persone che dovevo trattare. Ho visto pazienti con problemi diversi, adulti e bimbi, uomini e donne.
Quando lavoro in Italia, sia con le persone che vengono in studio che con pazienti disabili nelle strutture, ci si capisce con le parole. Qui la difficoltà della lingua l’ho superata con lo sguardo. Ho visto sguardi tristi ma pieni di speranza, sguardi che chiedevano e sguardi che ringraziano, sorrisi che non si dimenticano… Domani vi racconterò la storia di un bimbo che mi è rimasto nel cuore>>

Vanni

Diario #7
simona 6 vanni samson_2_low

“Uno dei miei obiettivi è stato recuperare forza e mobilità a questo bimbo dal sorriso splendente. “Contrazione concentrica contro resistenza”, obiettivo funzionale con un semplice braccio di ferro… divertendoci e ridendo. Inutile dire che vince sempre. Due occhi vispi, uno sguardo buono e profondo che ti mette tenerezza. Si lasciava fare qualsiasi trattamento fosse utile, resisteva anche quando si andava un pochino oltre e di sicuro sentiva male. Mai un lamento, solo gli occhi un po’ umidi e una smorfia tra dolore e sorriso. Non per niente si chiama “Samson”: un nome, una garanzia💪!”

Vanni

Diario #8
simona 7

Vi dicevo che alcuni casi in ospedale mi sono rimasti impressi in modo particolare, eccone uno speciale.
Una mattina sister Pauline mi dice che sarebbero arrivati due gemellini con la mamma da ricoverare. Appena l’ho sentito mi si sono illuminati gli occhi e mi sono subito offerta per seguirli, dato che i bambini mi piacciono molto. Immaginavo già come sarebbe stato bello accudirli. Ma nel momento in cui li ho visti mi si è stretto il cuore: i due gemellini di due anni pensavano 6kg uno e 8kg l’altro. Quando ne ho preso in braccio uno ho provato la stessa sensazione di quando prendo in braccio il mio nipotino di 1 anno…
Faccio ad entrambi un bagno e li vesto, li accompagno in una stanza al piano di sopra con la loro mamma, molto grata di quello che facciamo. Sono così piccoli ed esili, eppure così forti. Hanno tanta voglia di farcela. Io sono dovuta rientrare in Italia pochi giorni dopo il loro ricovero, ma sister Pauline mi ha sempre tenuta aggiornata con le loro foto.
E ora sì, sono forti come rocce!
Appuntamento a domani con l’ultimo paziente, poi vi parlerò dell’ asilo”

Diario #9
simona 9

<<Lei è “Lelti” (non so come si scrive ma lo pronunciava così). Visto che la mia memoria comincia a barcollare, non riuscivo a fissarlo in testa, così le prime volte le chiedevo sempre il nome. Con grande gentilezza me lo ricordava, accennava un sorriso e quando il sorriso diventava una risatina, girava il capo a volerla nascondere: una delicatezza unica.
Lei arrivava in palestra e si sedeva ad attendere i suoi trattamenti, non sempre indolori. Al suo turno, mi avvicinavo, un inchino con un ginocchio a terra e le mani aperte verso di lei: “Principessa venga con me”. Un modo per entrambi di sdrammatizzare, riprendere fiato e fiducia.>>

Vanni

Poi Simona ci promette: basta ospedale e palestra, domani vi porto in un altro posto…