L’isolamento del Tigray si insasprisce, il rischio per tante vite aumenta

L’isolamento del Tigray si insasprisce, il rischio per tante vite aumenta

La situazione del Tigray è talmente grave che comincia a fare notizia… almeno sulla stampa e in qualche breve trasmissione tv…

Non ci stancheremo mai di fare da cassa di risonanza per una tragedia che potrebbe essere evitata, mentre stiamo assistendo sconvolti a morti per fame, sete, colera, mancanza di farmaci e presidi sanitari. I militari, prima di ritirarsi dal Tigray, hanno fatto saltare un ponte strategico per la consegna degli aiuti, quello sul fiume Tekeze che collegava la capitale al Tigray Ovest, danneggiato altri 2 ponti di accesso oltre alla strumentazione per i collegamenti satellitari di Unicef e altre agenzie umanitarie con sede a Mekelle. Di fatto ha reso impossibile il lavoro degli operatori internazionali per comunicare e distribuire aiuti.

In un articolo dettagliato dell’Associated Press riporta:

Il Programma alimentare mondiale ha dichiarato venerdì (02/07) che un secondo ponte chiave che conduce al Tigray è stato distrutto giovedì, mentre dal 22 giugno l’Etiopia non ha permesso voli del WFP o altri operatori umanitari.

LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE DEVE FARE QUALCOSA PER FERMARE QUESTO MASSACRO!

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha fatto la prima seduta a porte aperte sull’emergenza in Tigray venerdì 2/07. Il sottosegretario Rajasingham per gli Affari umanitari è stata molto chiara:

Quasi 5,2 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria. La vita di molte di queste persone dipende dalla nostra capacità di raggiungerle con cibo, medicine e altri beni di assistenza umanitaria. E dobbiamo raggiungerle ora. Non la prossima settimana. Adesso! (…) Per cui tutte le parti in conflitto devono garantire agli operatori umanitari un accesso rapido, senza ostacoli, sicuro e duraturo.

Il Consiglio di sicurezza non ha preso provvedimenti e non ha rilasciato dichiarazioni, ma l’ambasciatore statunitense Linda Thomas-Greenfield ha affermato che il suo primo incontro aperto dopo sei discussioni chiuse è stato importante per mostrare al popolo del Tigray e alle parti in conflitto che “l’organismo più potente delle Nazioni Unite è interessato sulla questione e sta osservando da vicino gli sviluppi”…

Una notizia su VaticanNews riporta che il TPLF accetterebbe il cessate il fuoco, ma ad alcune condizioni:

I ribelli chiedono innanzitutto il ritiro dalla regione delle forze della vicina Eritrea – in gran parte ritirate nel loro Paese secondo le Nazioni Unite – e dei combattenti del vicino Stato di Ahmara, oltre che il ripristino del governo della regione, che era stato rovesciato dall’esercito etiope. Si chiede anche il risarcimento danni, l’istituzione di un organismo investigativo indipendente guidato dall’Onu sui crimini compiuti durante il conflitto, oltre al pieno accesso a elettricità, comunicazioni e altri servizi essenziali. Si attende ora la risposta del primo ministro, che aveva chiesto unilateralmente la tregua, mentre le istituzioni internazionali premono affinchè gli aiuti umanitari raggiungano la popolazione civile.

Speriamo davvero che si trovi un accordo per scongiurare tante morti…

 


Ringraziamo con tutto il cuore i giornalisti che stanno dedicando attenzione e tempo a questa situazione, sperando di ampliare sempre più il raggio d’azione e di arrivare a mobilitare una risposta politica nazionale ed internazionale concreta.

Riportiamo i principali articoli e trasmissioni disponibili on-line questa settimana:

Articolo di Roberto Saviano su “Sette” editoriale del Corriere della Sera del 2 Luglio.

Ci sono immagini da cui non ti riprendi più; immagini che ti restano lì, piantate in testa, intrappolate nella memoria, ci pensi e ci ripensi.(…) Non ci illudiamo, la mia consapevolezza non sfamerà chi non ha nulla, o almeno non lo sfamerà ora, non oggi, non adesso. Ma domani? Domani sì. Domani, la mia consapevolezza, la tua consapevolezza, la conoscenza dei conflitti che affliggono molte aree del pianeta – e che si traducono in persecuzioni, in morti, in distruzione, in mancanza di acqua e di cibo – potrebbero cambiare le cose…

Servizio su “Uno Mattina Estate” del 2 luglio con Padre Giulio Albanese

e le sue riflessioni sul “continente in esplosivo subbuglio” pubblicate su Avvenire

Su AgenSIR l’articolo di Daniele Rocchi “Guerra in Tigray: “Quel silenzio assordante rotto solo dal pianto dei bambini” del 3 Luglio

“Le truppe etiopi stanno facendo saltare i ponti e i luoghi più strategici e stanno bloccando tutte le fonti di sopravvivenza, non solo gli aiuti umanitari: elettricità ed acqua. Bloccato anche l’accesso a qualsiasi tipo di carburante come benzina, diesel, kerosene. (…) Ci sarà qualcuno che ha il coraggio di raccontare i fatti prima che sia troppo tardi?”.

Tg2000 del 3 luglio su TV2000

Voci dal Mondo Rai Radio Uno del 4 luglio.

Podcast RadioVaticana “Etiopia: la tregua fantasma in Tigray dove si continua a morire anche di fame.”

L’analisi della discriminazione etninica in corso e dei pericoli che corre chi si espone pubblicamente anche fuori dal Tigray, scritta da Fulvio Beltrami su FocusOnAfrica.

Quali rischi esistono per la ripresa dei combattimenti: Fulvio Beltrami 07/07