Primi contatti con Medici Senza Frontiere e report ONU

Primi contatti con Medici Senza Frontiere e report ONU

Ancora oggi le informazioni che arrivano dal Tigray sono poche e non incoraggianti.

Gli Amici di Adwa si uniscono agli appelli delle organizzazioni internazionali operanti in Etiopia per poter portare aiuti alla popolazione a rischio di sopravvivenza!

L’agenzia ONU per i rifugiati è stata autorizzata dal governo etiope ad accedere solo una volta a 2 dei 4 campi che ospitano i profughi eritrei. Gli operatori UNHCR hanno verificato che “i rifugiati sono stati tagliati fuori da qualsiasi fornitura e servizio per più di due mesi. I pozzi non funzionavano in assenza di carburante per le pompe – costringendo i rifugiati ad usare l’acqua di un torrente vicino per lavarsi, cucinare e bere, con conseguenti malattie come la diarrea“.

Filippo Grandi, alto commissario ONU per i rifugiati, denuncia: “Sono estremamente preoccupato per la situazione umanitaria nella regione del Tigray in Etiopia ed il suo impatto sulla popolazione civile. (…) Nonostante le ripetute richieste, l’UNHCR e i partner non hanno ancora avuto accesso ai campi di Shimelba e Hitsats (…). Sono molto preoccupato per la sicurezza e il benessere dei rifugiati eritrei in quei campi. Sono rimasti senza aiuti per molte settimane. Continuo a ricevere molti resoconti sulla continua insicurezza e sulle accuse di gravi e dolorose violazioni dei diritti umani, tra cui omicidi, rapimenti mirati e rimpatri forzati dei rifugiati in Eritrea. Le segnalazioni di ulteriori incursioni militari negli ultimi 10 giorni sono coerenti con le immagini satellitari open source che mostrano nuovi incendi e altri segni recenti di distruzione nei due campi. Si tratta di indizi concreti di gravi violazioni del diritto internazionale“.

Medici Senza Frontiere, già operante in Etiopia a supporto della sanità pubblica, da qualche settimana ha attivato le proprie equipe per tentare di ripristinare gli ospedali locali danneggiati dalla guerra. Muovendosi dalla capitale regionale, Mekelle, verso le aree rurali, hanno incontrato difficoltà sulle strade danneggiate dalla guerra, verificando che ampie zone sono tuttora irraggiungibili per portare aiuti (leggi anche l’approfondimento di Associated Press – in inglese). Se già prima del conflitto l’insicurezza alimentare era ad un livello allarmante, ora milioni di persone hanno scarsissimo accesso al cibo.

Ai team di MSF, come riporta La Repubblica, “è stato riferito che molti si sono nascosti sulle montagne e in aree rurali della regione. In alcuni luoghi non c’è elettricità, acqua corrente, rete telefonica e le banche sono chiuse. Molte persone hanno paura di ritornare a casa per motivi di sicurezza e spesso non hanno modo di contattare i parenti o di acquistare beni essenziali per la famiglia. Alcuni ospitano parenti sfollati provenienti da altre aree della regione, nonostante comporti difficoltà maggiori.”

Recentemente, alcuni operatori sono ospitati proprio alla missione Kidane Mehret mentre lavorano all’ospedale di Axum. Fortunatamente hanno potuto rifornire anche il nostro ospedale Kidane Mehret di ossigeno. Pare invece che l’ospedale statale di Adwa sia pesantemente danneggiato e che non venga ripristinato.

Mentre in Italia continuiamo a spingere per un’azione diplomatica decisa, a tutela dei diritti umani e dell’apertura di tutti i corridoi umanitari, ci auguriamo in loco di poter collaborare con le altre realtà assistenziali per poter offrire aiuto alle persone di Adwa che abbiamo a cuore!

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