Tigray, e non solo: l’Etiopia ha un quadro politico complesso

Tigray, e non solo: l’Etiopia ha un quadro politico complesso

AdwaContinuano a preoccupare la situazione nel Tigray, all’interno di un quadro politico complesso: dalla fine della guerra civile sono passati più di tre anni, eppure ancora in tutta l’Etiopia si continua a respirare un clima di tensione, lontano dalla pace “firmata”.

Proseguono agguati, rappresaglie, scontri, tra milizie locali ed esercito federale, in diverse regioni dello stato: oltre al già citato Tigray, anche Oromia, Amhara l’Afar e il Benishangul Gumuz.

Lo sbocco sul mare, ritenuto indispensabile dal premier Abiy Ahmed, è stato richiesto più volte, fino all’ottenimento di un memorandum con il Somaliland (stato riconosciuto solo da Israele) che avrebbe dovuto cedere 20 chilometri di costa, in cambio del riconoscimento etiope.
Intesa che poi è stata ritrattata, per diversi motivi, portando ad un nulla di fatto.

Una questione che ha smosso un vortice di alleanze: se da una parte l’Etiopia gode di un certo appoggio da parte di Emirati Arabi Uniti e Cina, dall’altra parte oltre che con la vicina Eritrea anche con l’Egitto si sono acuite le tensioni, dopo l’apertura della diga sul Nilo che è giunta all’inaugurazione lo scorso ottobre, generando più di un malumore a Il Cairo.

Queste vicende spesso fungono come diversivo per distogliere l’attenzione dai numerosi problemi che affligono l’Etiopia, il particolare il Tigray: dove oltre al crescente costo della vita, aggravato da una forte inflazione, permane la difficile di situazione di quasi un milione di sfollati, e dove la scissione del TPLF (il partito alla guida del Tigray) non ha comunque portato stabilità.

Gli accordi di Pretoria del 2022 che hanno portato alla fine della guerra civile non sono mai stati messi in pratica, e la tensioni tra la parte filo governativa, più vicina ad Addis Abeba, e quella più vicina all’Eritrea, continuano a destare preoccupazione: il Tigray, e Adwa, non possono permettersi un ulteriore conflitto.

Adwa, e la Missione Kidane Mehret così come l’Ospedale, ancora pagano dazio per le conseguenze della guerra civile che nel 2022, oltre ad aver portato morte e distruzione, il conflitto ha bloccato numerosi lavori e attività: alcuni di questi sono dovuti ripartire da zero, a causa del deterioramento dei materiali.

Questo clima di tensione, inoltre, complica sia l’approvvigionamento di materiali e attrezzature, sia le trasferte dei tecnici specializzati, causando ritardi sui singoli cantieri e allungando i tempi complessivi per il termine dei lavori nell’Ospedale.

Nonostante questo, le attività non si fermano: anzi, la Missione e l’Ospedale si confermano punti fermi per tutta la cittadinanza di Adwa e non solo, con pazienti che arrivano anche da altre città del Tigray e persino da altre regioni etiopi.

Fonte: https://www.nigrizia.it/notizia/se-verra-la-guerra-etiopia-eritrea-tigray-mar-rosso-abiy-ahmed